Le storie
Tanto ho le cuffie - ognunə ha la sua storia - a cura di Fabiana Sciarelli
Università di Napoli L’Orientale
Dipartimento di Studi Letterari, Linguistici e Comparati
Progetto di Public Engagement
Target minori: progetti per il futuro - Atto 1
Responsabile di progetto: Fabiana Sciarelli
Assistenti di progetto: Valerio Muto, Marta Sommella
Consulente editoriale: Barbara Di Fenza
Quando la vita così come è non ci piace possiamo decidere di provare a cambiarla o metterci le cuffie e sognare un mondo diverso, fantastico, dove le sconfitte a volte diventano i superpoteri ordinari dei bambini invisibili, dove la giustizia terrena e divina si incontrano nei desideri dei cuori allegri, dove la vita è sempre come la vogliamo, anche quando sbagliamo a volerla.
Quindici sono i protagonisti: la bambina con le cuffie, il bambino che vola, la bambina che cambierà il mondo, il bambino invisibile, il bambino veloce, la bambina di luce e rabbia, il bambino di sabbia, il bambino senza sorriso, la bambina nella rete, il bambino che vuole studiare, la bambina che fa luce, il bambino di scorta, la bambina che sopravvive, il bambino dimenticato, il bambino vivo. Quindici sono le storie, quindici sono i diritti negati, quindici i dolori raccontati.
Quindici sono i racconti di piccoli eroi senza gloria, di bambini apparentemente ordinari, di bambini sospesi, di bambini invisibili.
Esiste un mondo di bambini invisibili, un esercito di bambini invisibili che popola la terra, nessuna straordinarietà nei loro gesti, nelle loro vite; nessun eccezionalità apparente, nulla che troverebbe posto sulle prime pagine dei giornali, nulla che farebbe ricordare i loro nomi tra cento anni. Eppure tutti questi bambini ordinariamente invisibili ma reali, veri, vivi o vissuti,hanno bisogno di essere raccontati, perché i loro diritti negati siano visibili, i loro dolori, disagi, siano tanto visibili da renderli straordinari e degni di attenzione.
I bambini hanno risorse che noi adulti non possediamo, risorse che dovremmo conoscere, apprendere e farne tesoro, risorse a tratti risolutive. Per questo ho deciso di raccontare le storie di quindici piccoli e ordinari supereroi attraverso la voce dei bambini, utilizzando le parole che ho sentito pronunciare e interpretando quello che ho visto, perché il mondo visto dai bambini è sempre più bello.
Gli adulti, tutti gli adulti, dovrebbero per un attimo ascoltare le loro storie ordinarie con il cuore e la mente aperti, condividendone i sentimenti, facendoli propri, dei propri figli, dei propri nipoti.
A tutti auguro una buona lettura.
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Ascolta i podcast
‘Ehi Carla, ma a te, tipo nell’autobus, per strada o a scuola, ti hanno mai detto qualcosa sul colore della tua pelle.’
‘No mamma, non credo, ma .… tanto io ho le cuffie.’
Giorno 1 / ‘Mamma oggi mi hanno preso a calci.’ ‘A calci?’ ‘Si mamma.’ ‘Hai litigato con qualcuno?’ ‘No mamma, io stavo passando e mi hanno preso a calci.’
Non è che la scuola mi dava un senso di libertà in genere, ma sentirsi legata e imbavagliata però mai. Questa è una costrizione che non avevo mai sentito.
‘‘La battaglia, combattuta con competenza, entusiasmo, rabbia, determinazione e poi persa, lascia solo morti e feriti sparsi sul campo;
Io non avevo mai visto gli stickman, o meglio li avevo visti e disegnati, ma non sapevo si chiamassero così.
A scuola avevo preso un 10, mai preso nella mia lunga carriera scolastica. Quel giorno però la professoressa aveva messo un dieci, un solo dieci e proprio al mio tema.
Ancora?! Di nuovo qui?! Sono di nuovo qui!? Ma io dico ‘non hanno proprio niente da fare? Stanno con il pensiero di venire a dare fastidio a noi bambini?
Mi batteva forte il cuore dietro quella tenda. Non so bene se fosse un armadio o un ripostiglio il posto in cui di fretta mi ero infilato, ma a chiuderlo c’era una pesante tenda blu, ed io ne sentivo tutto il peso sui miei piedi.
‘Oggi ho compiuto 11 anni, sono ultra felice, è arrivata l’età del cellulare. Ora anche io posso averne uno. Oggi arriverà, lo so.
Io amo ballare. Non so, è come se quando ballo non sento più niente. Improvvisamente divento uguale agli altri bambini e tutto sembra facile o almeno possibile.
Ero piccolo, veramente piccolo quando vidi per la prima volta un uccellino.
Eh si ci hanno messo un anno per trovare la mia pagella. La mia mamma l’aveva accuratamente cucita nella mia giacca.
Mi hanno detto che non erano la mia mamma e il mio papà, ma io non ricordo di averne avuti altri.
