progetto

Io amo ballare. Non so, è come se quando ballo non sento più niente. Improvvisamente divento uguale agli altri bambini e tutto sembra facile o almeno possibile.

Io quando sono triste ballo.
Quando sono felice ballo.
Quando devo pensare ballo e anche quando i pensieri diventano troppi e troppo pesanti io ballo.
In ogni luogo io ballo.
Tanto nessuno mi vede.
Sono qui da molti anni. Non mi lamento. E’ un bel posto, pieno di verde, con più di cento bambini e una tartaruga di terra grande quanto un baule. C’è un forte odore di caffè, suoni di allegria, terra rossa di quel rosso acre come solo in Africa si vede. Quella terra che si riflette nel cielo dando un colore a tutto diverso, caldo, magico direi.
A scuola non sono proprio un fulmine.
Il mio maestro dice che potrei fare di più ma neanche tanto, perché pare che studiare non sia il mio destino. Io le lettere non le vedo bene, si muovono, cambiano se allontano o avvicino il quaderno. Non le capisco molto. A volte anche quando credo di averle viste poi si imbrogliano di nuovo. Allora mentre studio io ballo, senza musica ma ballo lo stesso. Tanto nessuno mi vede.
Essere invisibile però a volte è comodo, quando sono a scuola e non voglio essere interrogato ad esempio, oppure quando la sera scendo dal
letto e vado da Ines la tartaruga a farle un po’ di compagnia.
Essere invisibile mi consente anche di mangiare quello che altri bambini lasciano nel piatto senza scontrarmi con la severa governante.
Essere invisibile è comodo anche quando vado ad abbracciare quel piccoletto appena arrivato che di nascosto nel letto piange tutte le sere.
Anche quando c’è stata la rivolta in comunità, io diventavo invisibile quando serviva, così nessuno poteva farmi del male.
Però a volte mi piacerebbe essere visto, ma purtroppo nessunomi vede.

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