Io non avevo mai visto gli stickman, o meglio li avevo visti e disegnati, ma non sapevo si chiamassero così.
‘Tu sai cosa sono?!
Vedi!? Il problema non è cosa sono, ma come si chiamano. Perché certamente anche tu sai cosa sono, ma magari non li hai mai chiamati.
Comunque gli stickman sono quegli omini disegnati con la testa a cerchio ed il resto a stanghette. Una stanghetta per il busto, due per le braccia e due per le gambe.
Ecco vedi! Lo sapevo che li conoscevi!’
‘Si si, sono omini innocui, poco espressivi, semplici, ai quali per distinguerli devi aggiungergli i capelli oppure una gonna; sono, possiamo dirlo senza offendere nessuno, poco significanti, che si dimenticano facilmente.’
‘Non sempre.’
Per me sono stati l’inizio della fine, o solo l’inizio di un nuovo inizio dopo la fine.
Facciamo un passo indietro e da come parlo, soprattutto dal fatto che parlo ancora, già capirai che questa storia si è conclusa abbastanza bene.
Ero una bambina quando ho visto gli stickman in video per la prima volta. Quel giorno il rumore di un automobile attirò l’attenzione di tutti i bambini, non ne passavano tante lì. Tutti festanti andammo incontro al rumore, ma non era un’automobile, era più grande, più alta, senza finestre e con una grande porta di ferro sul lato sinistro.
Uno strano mezzo, sembrava un po’ una tartaruga quadrata, che si trascina la casa. Scesero i nostri amici che ogni tanto venivano per regalarci qualcosa: vestiti, cibo, roba per la scuola. Una volta ci regalarono anche delle biciclette. Che bel giorno fu quello, eravamo tutti felicissimi per quel regalo così importante, anche se erano talmente grandi che noi bambini non toccavamo a terra con i piedi.
