Mi batteva forte il cuore dietro quella tenda. Non so bene se fosse un armadio o un ripostiglio il posto in cui di fretta mi ero infilato, ma a chiuderlo c’era una pesante tenda blu, ed io ne sentivo tutto il peso sui miei piedi.
Nonostante i miei piedi erano ancora piccoli, come quelli di un bambino di 10 anni, non entravano all’interno di quello spazio e le punte uscivano sotto alla tenda. Si vedevano. Sono certo che le abbia viste.
Mio padre mi aveva detto di fare piano, di non fare rumore, di cercare la camera da letto e prendere tutto quello che trovavo a portata di mano o nei cassetti partendo dall’alto. Di fare tutto questo nel più totale silenzio.
Mi ha detto: ‘Vai tu. Tu passi tra la finestra e l’imposta.’
E io sono andato la prima volta, e poi la seconda, la terza e ora non ricordo più quante volte sono entrato nelle case altrui e ho preso tutto.
Quel giorno però mi cadde un anello. Un rumore metallico, risvegliò quella ragazza completamente immersa nel suo computer tanto da non accorgersi che le ero passato alle spalle. Il rumore secco e acuto nel silenzio di una tarda mattina domenicale fu chiaro, fu esplicito. Capì che in casa c’era qualcuno.
Io ero dietro la tenda sperando che la sua ricerca del cane non la facesse soffermare sulla punta delle mie scarpe.
