Eh si ci hanno messo un anno per trovare la mia pagella. La mia mamma l’aveva accuratamente cucita nella mia giacca.
Quando mi ha salutato, mi ha mostrato dove era dicendomi che era il bene più prezioso che avevo, che il mio ‘Bulletin scolaire’ era il passaporto verso il futuro, verso un futuro, quel futuro che la mia mamma, che la mia terra, non poteva offrirmi.
In Mali io ero uno dei più bravi. A me piaceva tanto studiare la matematica, le scienze; era veramente elettrizzante per me e molto facile. Io capivo senza sforzo. Il mio maestro me lo diceva sempre: ‘tu puoi diventare un importante scienziato’.
Io amavo studiare, i miei voti lo dimostravano, ed io, mia mamma e mio papà volevamo che gli italiani capissero che io potevo essere una risorsa per l’Italia, non un peso.
Mia mamma mi diede i migliori vestiti che potevamo permetterci per affrontare il viaggio e arrivare in Italia il più ordinato e pulito possibile perché ‘quando si bussa alla porta di qualcuno per chiedere di entrare bisogna presentarsi al meglio’, mi disse.
Mi ricordò ancora una volta che la pagella era il mio vero lasciapassare per il futuro e mi strinse a lungo, quasi a dirmi non andare via, ma poi: ‘ora vai ragazzo, vai incontro alla tua vita’, mi disse.
Eh si mi disse proprio così.
Mi disse di andare incontro alla mia vita non sapendo che invece quella era una condanna a morte.
