Proviamo per un attimo a sentire il cuore che accelera di un battito alla volta, seguendo il passo di una donna, tua madre, tua zia, che si avvicina.
Proviamo per un attimo a sentire quel groppo allo stomaco che cerca una via di fuga premendo sullo sterno ascoltando ogni parola, ogni richiesta, di tua madre, di tua zia.
Proviamo a sentire quel senso di disagio che rende molli le gambe quando qualcuno ti dice che oggi ti tiene zia o mamma.
Proviamo a sentire per un attimo solo per un attimo la vergogna che raddoppia al solo pensiero che tu stai facendo qualcosa di sporco e che tua madre sta facendo ancora peggio.
Proviamo poi a comprendere che un bambino, che una bambina, tutto questo non lo può comprendere, non riesce ad elaborare, ma sente tutto questo come se fosse una macchia sulla pelle che non si riesce a lavare con nulla.
E allora ora proviamo a guardare questo essere al quale la vita ha regalato ingiustamente una figlia e quest’altro essere che a cinquant’anni moscio, vecchio e rugoso posa il suo sguardo sporco e viscido sull’innocenza altrui, proviamo a leggere le parole che si scrivono senza andare a vomitare, senza avere la voglia di andarli a prendere e farli sparire come si fa con i mostri degli incubi dei bambini.
E ora dopo aver fatto tutto questo, pensiamo che questo non è un evento raro che sono più i minori vittime che carnefici, che forse invece che abbassare l’età della punibilità minorile bisognerebbe alzare le pene inflitte agli adulti che usano violenza su minori, perché quei bambini, traditi dagli affetti più cari, non riusciranno mai più a lavare quella macchia, quei bambini sono condannati a vita.
Ecco, allora facciamo i seri, ascoltiamo il cuore dei bambini che accelera di un battito alla volta seguendo il passo di un adulto e, prima di valutarli, accusarli, giudicarli, aggredirli con il dito puntato, prima di tutto proteggiamoli dai mostri.
