Ho incontrato il suo sorriso, in realtà ci ho sbattuto contro mentre provavo a guardare solo una pallina che rotolava in un biliardino per non dargli l'impressione di studiarlo, di interrogarlo, di cercare i perchè del suo viaggio.
Mi aspettavo altro. Mi aspettavo di incontrare un ragazzo diverso, un ragazzo vestito diversamente dai miei figli, con un atteggiamento mesto o peggio ancora spavaldo, con la tipica spavalderia della paura, e invece era uguale. Un paio di jeans, un paio di scarpe da ginnastica, una maglietta nera ed una felpa con zip e cappuccio pronto ad essere tirato su per sparire in un attimo.
Un po' di tempo fa sentii una mamma dire una frase che compresi ma che la mia anima non potè accettare, ancora ci penso.
Si provava a fare qualcosa per i bambini ucraini arrivati in Italia al principio della guerra. Questa donna, questa mamma, disse: 'visto che impressione quei poveri bambini con gli zaini sulle spalle, le scarpe da ginnastica, proprio come i nostri?!'
Ebbi un istintivo moto di irritazione, pensai: ''allora se sono bambini senza scarpe o con la pelle colorata non sono come i nostri? non sono sempre bambini?'
Ma capii cosa intendeva, capii che il processo di immedesimazione facilitato dall'aspetto amplifica l'empatia. E' un fatto credo, che forse non mi piace, che io non sento tanto, ma credo sia un fatto.
Eppure quando lo ho incontrato ho avuto, forse anche per l'aspetto, la sensazione immediata che sarebbe potuto essere mio figlio. E così ho immaginato mio figlio costretto a 16 anni a scappare dal suo paese per cercare un lavoro altrove, da solo, senza capire le parole ed i gesti di chi gli è attorno, dopo settimane a piedi e giorni per mare. E ho immaginato me, lontana, con il terrore nelle vene, con il dolore del distacco nel cuore.
Sarà stato tutto questo o quel semplice sorriso che mi ha dedicato non appena mi ha visto che mi ha reso una 'Madre di Aya' come mi ha chiamato, che bene non so cosa significhi in realtà, ma credo sia una cosa speciale che lui ha dedicato a me.
Essere tutrice non credo sia un dovere, per quanto ritengo che le fortune debbano sempre essere condivise con chi ne ha meno, credo sia un privilegio.
Un privilegio che nasconde in se' bellezza e paura, la stessa bellezza e paura che vedo il lui ad ogni incontro, la tipica bellezza e paura di un adolescente, uno di quelli con i jeans, le scarpe da ginnastica, la maglietta e la felpa con il cappuccio, uno di quegli adolescenti sempre pronto a sparire.
